Lettera per il 40° Anniversario da parte di Melo Freni

Scritto da Melo Freni

“Le mie Eolie” è il titolo di un mio libro del 2004, che raccoglie gli scritti di ben cinquant’anni delle mie frequentazioni liparitane, originate da assidue e intense motivazioni sentimentali e culturali.

L’amabilità quasi paterna di Filippino Bernardi, ristoratore e in buona parte motore dell’economia rappresentativa del capoluogo dell’arcipelago, mi aprì alla scoperta di un mondo meraviglioso; la considerazione del prof. Bernabò Brea, archeologo e mentore degli interessi culturali di tutto un mondo al limite della fantasia; la chiamata a socio benemerito di quella splendida realtà che era (e rimane) il “Centro Studi Eoliano” mi fece sentire di una appartenenza intima e sostanziale dovuta a quanto dell’isola andavo scrivendo fra cultura, paesaggio e tradizioni, scrivendo e pubblicando.

Adesso Nino Paino, immarcescibile presidente e benemerito, mi riporta al consuntivo di tanta splendida materia di cui il “Centro Studi” è stato e rimane intero e vivida testimonianza, costringendomi a qualche attimo di nostalgia e nel contempo di appagamento per tutto quello che da Lipari ho potuto attingere e assimilare nel segno di una memoria sempre accesa.

Ricordo le occasioni di una intensa attività letteraria, incontri, dibattiti, conferenze, sempre nel segno di una programmazione volta innanzitutto alla riscoperta di quel mondo fantastico che attraverso i secoli, fra natura e cultura, ha impresso all’isola il crisma di un piccolo mondo antico, restio ad aprirsi al varco di tante neodervità che offuscano i sentimenti.

Questo potremmo dire del “Centro Studi”: un fascio di luce sincera realtà sfuggita a tante intemperie della modernità: un impegno di oggi con l’augurio che possa durare nel tempo, quale testimonianza di un mondo che ha dato un senso alla storia. Che Lipari conservi per sempre questa luce, che sia custode partecipe e gelosa, attingendo sempre a quelle sedimentazioni che mantengono vive nel tempo le motivazioni di un ruolo non secondario nel compito di tutto quello che nel tempo ha dato un segno di concretezza alle attività che il “Centro Studi” ha promosso: memoria come tante di vita.

Lipari, d’altronde, si presta bene a questa particolare di rimandi che fanno dell’isola un luogo privilegiate: e valgano le pagine della “questione liparitana” esaltata da Leonardo Sciascia nel contrasto, in pieno ‘700, fra potere politico e potere religioso, a difesa della “apostolica legazia”; e valga la serie dei vescovi che, in regime di autentiche povertà, difesero i diritti della povera gente contro il prevalere di un assolutismo politico cui si opponevano iniziative di soccorso e si autentica carità.

Lipari, ancora, ed i suoi riferimenti scientifici con l’attività di quel grande vulcanologo che fu Lazzaro Spallanzani, che a Lipari segnò uno dei riferimenti principali (se non esclusivi) della sua attività da scienziato.

Sono parziali i riferimenti che portiamo, ma bastano ad individuare l’importanza fondamentale che il “Centro Studi” può assumere, in un contesto dove, archeologia a parte, il richiamo delle attività culturali e sociali, si pone come elemento primario nel compito di tutto ciò che può fare di un’isola, una piccola isola, la capitale di un “piccolo mondo” che il “Centro Studi” custodisce ed esalta.

Oggi come ieri, e come ieri nella prospettiva dei decenni, perché nulla si perda di tanto patrimonio, a vanto di una eredità che va ricordata e difesa.

Melo Freni

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