Comunicato stampa Eolie in Video 13 Luglio 2011

 All’interno della rassegna pomeriggi culturali, si è tenuto ieri l’evento speciale Reperti di Memoria. L’emigrazione Siciliana. Sono stati presentati al pubblico presente nei giardini del centro studi due testi: Home from Home di Margaret Allen, e L’arcipelago Migrante di Martina Giuffré (docente di Antropologia presso l’Università La Sapienza di Roma).Il giornalista Lucio Natoli introduce le opere, fornendo per ognuna una breve spiegazione. Home from Home di Margaret Allen si riferisce a due “case”: una è Lipari, e in particolare la frazione di Quattropani, l’altra l’America, nello specifico Norwich. C’è un filo conduttore che lega queste due località, la tematica della memoria degli emigranti: difatti, come ben si evince dalla lettura del libro, chi è partito per andare in America, non fa che pensare a Lipari.Il libro di Martina Giuffré, L’arcipelago Migrante, è un saggio sull’essenza dei luoghi oggetto della narrazione. Natoli racconta le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare di presentare il testo: la risposta sta nella dedica che l’autrice fa ai suoi nonni, ma non solo; oltre a motivazioni meramente personali, a emergere è un altro dato importante: se in passato si era emigranti, adesso si sta diventando terra di emigrazione.Il valore dei testi tanto della Allen quanto della Giuffré sta nella loro capacità di spingere il lettore alla riflessione; più che fornire delle risposte, infatti, spingono a porsi delle domande.Successivamente prende la parola Francesco Rizzo, avvocato e difensore civico del Comune di Lipari. L’emigrazione è il filo conduttore che lega l’Australia raccontata da Martina Giuffré e l’America di Margaret Allen, ma anche in Argentina si ha presenza di molti eoliani. Citando Rizzo è possibile asserire che, “Australia, America e Argentina sono i principali poli che rendono le Eolie 10 e non 7”. Presente alla rassegna, Margaret Allen, che interviene per parlare del suo libro. Home from Home, dice, è un testo sulle persone e sulle loro vite, sui loro successi e insuccessi. Si inserisce all’interno di un suo più grande progetto di ricerca: raccontare e approfondire la storia degli eoliani nel mondo. L’idea del libro prende spunto da una storia vera che la Allen sentì una sera di dieci anni fa proprio a Lipari, quando un bambino viene mandato a vivere in Australia dalla sua famiglia perché questa non aveva i mezzi di sostentamento necessari per vivere. Dall’America si passa all’Australia e all’analisi della situazione degli emigranti eoliani in questo paese attraverso le parole di Martina Giuffrè. Di origini eoliane, il suo lavoro sulle comunità eoliane in Australia inizia nel 1999, e in seguito rimane a Sidney un anno per svolgere le sue ricerche. I primi fenomeni di emigrazione in Australia risalgono all’800. Nonostante non ci fossero i dispositivi comunicativi odierni, ci si teneva in contatto attraverso fotografie, lettere. Quello che emerge è la voglia di mantenere i legami saldi. Testimonianza di questo e anche a dimostrazione della nascita di un carattere transnazionale, è una fotografia nel testo che ritrae un gruppo di emigranti con tre bandiere: una italiana, una australiana e una americana.L’arcipelago Migrante è un testo di taglio antropologico, con  presenza di dati statistici, lettere, foto, spezzoni di interviste a eoliani di prima, seconda e terza generazione. Così facendo viene resa la complessità e il senso del vissuto migratorio che emergono in elementi come il rapporto con il luogo d’origine differente tra pima, seconda e terza generazione d’emigranti e i motivi della partenza. Inoltre, la ricerca antropologica è utile perché restituisce a pieno la complessità del fenomeno migratorio. Scrivere aiuta a colmare la cesura che si è creata: è grazie ai vari racconti narrati che viene ricostruita la memoria storica. Per la Giuffrè, riscrivere dell’esperienza eoliana dopo aver parlato d’immigrazione, è stato un  passo importante per capire le dinamiche del fenomeno migratorio nel nostro Paese, in tutte le sue forme.Nell’ evento successivo, è intervenuto il saggista e giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, presentando una lezione sull’emigrazione, sulla Patria, sui popoli d’Italia e sul risorgimento ricca di dettagliati approfondimenti su numerose personalità della storia del Bel Paese.Inizialmente racconta la storia della povera Saartjie Baartman, meglio nota come la Venere ottentotta. Sudafricana di nascita, viene portata dal suo padrone a Londra dove viene mostrata al pubblico pagante della città inglese. In un mondo di “bustini, che danno un portamento pavoneggiante” alle signore, una donna di etnia Khoi con la caratteristica steatopagia (una forte cifosi che porta la parte finale del fondoschiena a sporgere in modo molto evidente, comune nelle etnie centrafricane) è una grande attrazione. Quando la febbre della venere si esaurisce, la povera Saartjie  viene portata a Parigi e venduta ad un circo. Dopo l’ennesimo abbandono, finisce per prostituirsi; muore poco dopo, forse di vaiolo, forse di sifilide. Viene fatta un’autopsia sulla poverina, ma con uno scopo preciso: l’anatomista Henri de Blainville, dopo averla sezionata, espone il suo cervello e la sua vagina (le cui labbra sporgevano di circa otto centimetri, caratteristica tutt’affatto inusuale fra le donne Khoi) al Musée de l’Homme. Rimangono lì esposti in formaldeide fino al 1977, quando Nelson Mandela, neopresidente del Sudafrica, ne chiede i resti; la Francia, dopo essersi scusata con gli africani, restituisce quello che rimane della povera Saartjie, che diventa eroina nazionale. Perché raccontare questa storia? chiede il giornalista. Per spiegare quanto, per un popolo, sia necessario potersi riferire ad un’epopea nazionale per trovare unità e forza. L’Italia può vantare almeno due epopee, il Risorgimento e l’Emigrazione. Entrambe, però, vengono nascoste e dimenticate.Gian Antonio Stella poi ricorda gli italiani che trovarono fortuna e divennero eroi di altri popoli: Raffaello Carboni, prima cercatore d’oro in Australia, poi protagonista indiscusso della lotta per l’indipendenza del paese; prosegue con Manuel Belgrano-Peri, figlio di italiani ed inventore della bandiera argentina; poi Leon Gambetta, che diventa primo ministro in Francia nel 1870, era figlio di genovesi; inoltre Paul Cezanne, di origini piemontesi, Emil Zola, di famiglia veneziana, e il toscano Filippo Mazzei, amico personale di Thomas Jefferson che scrive al Congresso degli Stati Uniti una frase destinata a passare alla storia, “Noi teniamo per certe queste Verità, che tutti gli uomini sono creati uguali”. Prosegue nel racconto con Giacomo Beltrami, che scopre le fonti del Mississippi nel 1823; Charles d’Angelo Siringo, investigatore privato che partecipa alla cattura di Billy the Kid e, con la sua opera A Texas Cowboy dà i natali al genere western. Poi ricorda gli inventori italiani nel mondo: Antonio Meucci che inventa il telefono, Enrico Fermi che per primo ricrea una fusione nucleare controllata, Federico Faggin, papà del microprocessore.Tutto, dice, è dimenticato, come la fame del popolo italiano che fugge da una terra che non offre nulla per andare verso l’ America, creando tante Little Italy e cadendo vittima di episodi di odio feroce come Sacco e Vanzetti. Gli italiani non hanno fama d’esser tranquilli: molti sono tacciati di anarchia e comunismo, e quelle accuse non sono sempre dettate solo da stereotipi. Ci sono però i nomi italiani che riscattano il nostro paese: Stella ricorda Angelo Rossi, sindaco di S. Francisco, che fa costruire il Golden Gate Bridge con i soldi di un altro italiano, Amedeo Giannini, allora dirigente della Bank of Italy, destinata a diventare la poderosa Bank of America. Ricorda anche uno stimato sindaco di New York, il liberale Fiorello LaGuardia. Non solo le Emigrazioni sono oggi dimenticate: il nostro Risorgimento è deriso anche da movimenti politici che segnano il 10% dei consensi, per cui Garibaldi diventa mafioso e massone, e l’italiano Pier Fortunato Calvi diventa il primo leghista. Segue una lunga ricerca fotografica sul cosiddetto “sole delle Alpi”, simbolo innegabile del secessionismo nord-italico ma presente fin da epoche antiche anche in Romania, in Marocco, nel Mezzogiorno.Conclude con una riflessione: “Credo che ritrovare un patriottismo mite, un patriottismo adulto, sia l’unica strada che abbiamo davanti”. Numerosi fra i presenti ai giardini del Centro Studi intervengono alla fine, con domande e riflessioni. In seguito, il regista siciliano Pasquale Scimeca presenta il suo film Malavoglia, liberamente tratto dal romanzo di Verga di cui mantiene però solo la struttura e i personaggi in quanto è ambientato ai giorni nostri, rappresentando il degrado diffuso tra gli strati sociali più bassi della Sicilia. Nella presentazione, Scimeca dichiara che: Il mio film non è una rimessa in scena del romanzo di Verga, come anche La terra trema di Visconti non lo è del tutto; Malavoglia è invece ambientato nella Sicilia del Terzo Millennio: in quasi un secolo e mezzo tante cose sono cambiate. La Sicilia dei giorni nostri appare sempre insulare, isolata e arretrata rispetto al resto d’ Italia, ma oggi arrivano anche qui migliaia di migranti, provenienti da Paesi di un Sud ancora più problematico. In questo film ho cercato di trasporre questa situazione, e i drammi che ne derivano.Successivamente viene proiettato Malavoglia. Il film racconta le vicende di una famiglia siciliana di pescatori dei giorni nostri, i cui membri sono, come nel romanzo di Verga, il nonno ‘Ntoni, la figlia e tre nipoti. Anche qui c’ è una barca, la Provvidenza, che sembra determinare la sfortuna della famiglia: in un primo naufragio muore Bastianazzo, il marito della figlia, e un secondo li costringe a vendere la loro casa, cosa che provoca al nonno un infarto. A questo punto ‘Ntoni, uno dei nipoti, trascrive i vecchi proverbi conosciuti dal nonno e compone una traccia musicale con l’ aiuto di una barista con talento musicale, che gli porta successo e abbastanza guadagni per ricomprare la vecchia casa, e per rimettere in mare la Provvidenza, di cui nessuno in famiglia ha il coraggio di sbarazzarsi nonostante essa sia stata la causa di molte disgrazie, poiché fa parte della tradizione di famiglia. Alle vicende della famiglia si intrecciano storie di attualità caratteristiche della nostra epoca: compaiono emarginati dalla società, come Alef, un immigrato tunisino accolto da ‘Ntoni, di cui si innamora una delle nipoti; e situazioni di degrado sociale, come quella degli spacciatori che la nipote più piccola frequenta. Malavoglia offre quindi in modo efficace un quadro dei problemi sociali della Sicilia attuale, più diffusi di quanto si creda.L’ ultimo appuntamento della serata è la proiezione di quattro cortometraggi tra i 12 selezionati per il concorso “Eolie in Video”. Il primo è Il cane di Andrea Zaccariello: è la vicenda di un uomo disoccupato, pieno di debiti, tradito dalla moglie a cui non resta altro che il suicidio; sarà l’ apparizione di un cane a salvargli la vita. A seguire, è stato proiettato Eclissi di fine stagione di Vito Palmieri, in cui si racconta la giornata particolare di una coppia di albanesi che vive da anni in Italia e la loro piccola rivincita. Il terzo corto è stato Corazòn Delator, del regista peruviano Claudio Gabriel Ceino: Romulo racconta il suo piano per uccidere il nonno di cui non sopporta più l’occhio malato, ma una visita inaspettata minaccia di far scoprire il crimine già commesso. Al servizio del cliente del milanese Beppe Tufarulo ha concluso la serata: commedia ambientata in un supermercato, racconta i tentativi dei commessi per far incontrare due clienti, un uomo e una donna, e organizzare loro un appuntamento. Lipari, 14 Luglio 2011Paola AliotoEleonora Drago Alberto La Spada